Monastero cottolenghino IL CARMELO


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Chi siamo

Voi dovete vivere
come gli anacoreti
del deserto,
immerse in Dio
pur praticando
vita comune
S. G. B. Cottolengo



La suddetta pagina evangelica ha sorretto e guidato la sua esistenza ed è la pagina nella quale ancora oggi ogni persona che desidera vivere il carisma cottolenghino si specchia, con la quale si confronta. A partire da questo abbandono nel Padre che ci ama e provvede a noi, si può leggere la storia di S. Giuseppe Benedetto, la storia di ogni suo figlio e la stessa storia della
Piccola Casa della Divina Provvidenza. “Piccola Casa della Divina Provvidenza”: così il santo volle chiamare l’opera da lui iniziata, perché piccola rispetto al mondo, grandissima opera sorretta dalla bontà di Dio, dalla Sua Provvidenza. È questa una casa in cui tutti sono fratelli e sorelle, perché tutti figli dello stesso Padre. Ospiti, suore, fratelli, preti, amici, volontari…, ciascuno secondo il proprio stile di vita, fa dell’amore di Dio il fulcro della propria esistenza. I monasteri si innestano nella realtà della Piccola Casa come segno eloquente della centralità di Dio e della preghiera nella vita di ogni cottolenghino.
Da una vita serenamente abbandonata in Dio,
alla sua Presenza, scaturiscono gioia, semplicità, servizio vicendevole, atteggiamento di gratitudine: Deo gratias!

... nel nostro monastero

Il nome del nostro Monastero ne delinea i tratti è: cottolenghino, quindi radicato nella spiritualità del Cottolengo. E’ il Carmelo: il Cottolengo fece scrivere a grossi caratteri sulla porta d’ingresso del Monastero: HOSPITIUM CARMELITARUM. Idealmente infatti il Monastero si ispira al Carmelo, tenendo conto di alcuni particolari sottolineati dal Cottolengo stesso:

solitudine:
“Voi dovete vivere come gli anacoreti del deserto, immerse in Dio pur praticando vita comune. L’elemento solitudine è caratterizzante per noi ed esprime la sete più vera e più profonda dell’uomo dell’Assoluto. “Ci hai fatti per te Signore e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te” (S. Agostino confessioni 1,1).
Preghiera preferenziale per i sacerdoti,
amore alla Madonna del Carmelo
, Patrona del Monastero,
devozione a S. Teresa e a S. Elia invocati nella preghiera del Vi adoro composta appositamente dal Cottolengo per le sue carmelitane.

La dimensione contemplativa, colonna portante del nostro vivere e della nostra spiritualità, si evolve nel tempo, segnata sempre dal ritmo della preghiera quotidiana e da
spazi di contemplazione prolungata. La preghiera comune ha subito un rovesciamento di prospettiva dalle origini ad oggi, pur mantenendo il suo carattere di contemplazione. Si passò dalla preponderanza delle preghiere vocali, tipica di un contesto che basava gran parte delle tradizioni sulla memorizzazione, all’accoglienza del Concilio Vaticano II con la riscoperta dell’Ufficio Divino e i suoi tesori, lo spazio maggiore riservato al silenzio, alla meditazione personale, alla Lectio Divina. La dimensione contemplativa si snoda tra la meditazione della Parola di Dio e la rapida scorsa del giornale, fra tempi prolungati in cui imparare la logica del Vangelo, ad assumere i sentimenti di Cristo Gesù e momenti in cui si coglie il compiersi del disegno di Dio nella nostra piccola storia, come nella storia del mondo e della chiesa.

Nel tempo, le due componenti hanno assunto una dimensione tra di loro inversamente proporzionale: si è passate da una comunità dove il silenzio era rigoroso durante tutto il giorno e si comunicava solo a segni, ad uno spazio maggiore dato alle relazioni personali, alla comunicazione tra sorelle, con due momenti giornalieri specificamente a ciò dedicati.



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